Caro direttore,
ormai siamo tutti libberali (con due b) e amanti della democrazia: una democrazia prezzemolina, panacea di ogni male e di ogni regime. E l’Unione europea, dal suo pulpito di verità in tasca, dà lezioni di democratologia a tutto il mondo.
Le prossime elezioni del Parlamento Europeo – giugno è vicino – saranno assai bizzarre: dopo la Covid-epidemia e la guerra interposta in Ucraina, le fazioni politiche sono avviate alla scomposizione: da una parte i partiti eurolirici sono diventati meno lirici, e dall’altra i partiti euroscettici e ribelli sono divenuti meno euroscettici e critici (il profumo del potere oligarghico si avvicina?).
Ma il sigaro di Winston Churchill ci ammonisce: la democrazia è il peggiore dei regimi… ad eccezione di tutti gli altri.
Vediamo cosa accade al Parlamento dell’Unione europea, il tempio della rappresentatività democratica della Ue.
Prima sorpresa: il Parlamento Ue non ha iniziativa legislativa, può solo approvare o meno le proposte della Commissione Ue (un organo anfibio e ibrido: esecutivo e legislativo, un vero pastiche).
Seconda sorpresa: il Parlamento Ue può sfiduciare la Commissione Ue? Potrebbe, condizionale assai problematico, con una mozione di censura approvata… dalla maggioranza di 2/3 dei voti espressi!
Un parlamento dimezzato, senza iniziativa legislativa, un parlamento che non può legiferare autonomamente: ecco il peccato originale dell’architettura dell’Unione europea.
Senza un legame genuino fra l’organo legislativo e l’elettore, la rappresentanza (di diritto) e la rappresentatività (di fatto) dell’eletto non può esistere: e costituisce un deficit democratico non reversibile, la sovranità non appartiene al popolo, viene rovesciato lo schema della democrazia rappresentativa.
Gli eletti contano poco, e il popolo non conta nulla nell’Unione europea.
Così è, se vi pare.
Antonio de Grazia